Avvocato del lavoro a Milano
Giovanna Gentile

Certificazione sulla parità di genere

cos’è e i suoi vantaggi

La certificazione parità di genere,  è un riconoscimento che viene assegnato alle aziende che adottano politiche e pratiche volte a promuovere la parità di genere in ambito lavorativo  e costituisce,   da un lato un’importante opportunità per le aziende che vogliono attestare il proprio impegno per la parità di genere e  di conseguenza migliorare la propria reputazione,  sia agli occhi dei dipendenti sia dei clienti dall’altro uno strumento per ottenere benefici e vantaggi non solo fiscali.

I bonus e vantaggi alle aziende in possesso della certificazione di parità di genere

L’acquisizione della certificazione della parità di genere consente alle aziende di accedere ad una serie di vantaggi:
esonero dal versamento dei contributi previdenziali dei lavoratori, nella misura dell’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui (art. 5, comma 2, L. 162/2021);
punteggio premiale per la valutazione, da parte di autorità titolari di fondi europei nazionali e regionali, di proposte progettuali ai fini della concessione di aiuti di Stato a cofinanziamento degli investimenti sostenuti (art. 5, comma 3, L. 162/2021).
Nell’ambito degli appalti:
miglior punteggio nelle graduatorie (art. 108, comma 7, del D. Leg.vo 36/2023);
riduzione dell’importo delle garanzie per la partecipazione alla procedura e del loro eventuale rinnovo fino ad un importo massimo del 20% (art. 106, comma 8, del D. Leg.vo 36/2023).

Chi può rilasciare la certificazione

Il D.P.C.M. 29/04/2022 stabilisce che al rilascio della certificazione della parità di genere alle imprese in conformità alla UNI/PdR 125:2022 provvedono gli organismi di valutazione della conformità accreditati da Accredia, l’Ente italiano di accreditamento (ai sensi del Regolamento CE n. 765/2008).

Parametri per il conseguimento: KPI e aree di valutazione

La norma individua 6 aree di indicatori attinenti alle differenti variabili che possono contraddistinguere un’organizzazione inclusiva e rispettosa della parità di genere:
* cultura e strategia;
* governance;
* processi HR;
* opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda;
* equità remunerativa per genere;
* tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro.

Per ciascuna area di valutazione sono individuati specifici KPI attraverso i quali misurare il grado di maturità dell’organizzazione attraverso un monitoraggio annuale e una verifica ogni due anni. Tali KPI variano a seconda del tipo di impresa (micro, piccola, media o grande impresa) e il sistema si applica a tutte le aziende (sia pubbliche che private, da 1 dipendente in poi).

Punteggi per la valutazione
  • Ad ogni area è attribuito un peso percentuale, per un totale pari a 100:
  • cultura e strategia: 15%
  • governance: 15%
  • processi HR: 10%
  • opportunità di crescita e inclusione delle donne in azienda: 20%
  • equità remunerativa per genere: 20%
  • tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro: 20%

Ai fini dell’accesso alla certificazione della parità di genere, il punteggio non deve essere inferiore al 60%.

  • Vantaggi economici: la certificazione della parità di genere può portare a un aumento della produttività e della motivazione dei dipendenti, che si traduce in un miglioramento dei risultati economici dell’azienda. Inoltre, la certificazione della parità di genere può rendere l’azienda più attrattiva per i talenti, che sono sempre più sensibili ai temi della parità di genere.
  • Vantaggi reputazionali: la certificazione è un riconoscimento che dimostra l’impegno dell’azienda per la parità di genere. Questo può portare a un miglioramento della reputazione dell’azienda, sia agli occhi dei clienti che dei dipendenti.
  • Vantaggi normativi: la certificazione può aiutare l’azienda a rispettare le normative in materia di parità di genere.

La parità di genere nel lavoro indica la condizione in cui uomini e donne hanno le stesse opportunità professionali, salariali e di carriera, senza discriminazioni basate sul genere.

La gender equality nelle aziende migliora il clima organizzativo, favorisce l’innovazione, aumenta la produttività e contribuisce alla reputazione aziendale e agli obiettivi ESG.

Il gender pay gap è la differenza media di retribuzione tra uomini e donne che svolgono attività lavorative comparabili o equivalenti.

Le cause più frequenti del divario salariale tra uomini e donne includono:

  • minore accesso delle donne a ruoli dirigenziali
  • interruzioni di carriera legate alla maternità
  • segregazione professionale
  • stereotipi di genere nel lavoro.

In Italia la parità di genere nel lavoro è tutelata da diverse norme, tra cui la Legge 162/2021, che ha introdotto strumenti per ridurre il gender pay gap e promuovere la trasparenza salariale.

La certificazione per la parità di genere è un sistema che attesta l’impegno delle aziende nel promuovere politiche di inclusione, equità salariale e pari opportunità.

Le aziende che promuovono la gender equality ottengono benefici come:

  • maggiore attrattività per i talenti
  • miglior reputazione aziendale
  • maggiore engagement dei dipendenti
  • migliori performance economiche.

Tra i principali indicatori:

  • percentuale di donne nei ruoli di leadership
  • differenza salariale tra generi
  • accesso a formazione e promozioni
  • politiche di conciliazione vita-lavoro.

Le aziende possono adottare:

  • politiche di equal pay
  • programmi di leadership femminile
  • mentoring e coaching
  • politiche di work-life balance.

Le funzioni HR hanno un ruolo chiave nel:

  • monitorare il gender pay gap
  • garantire selezioni e promozioni inclusive
  • promuovere formazione su diversità e inclusione.

La leadership inclusiva è uno stile di gestione che valorizza la diversità e garantisce pari opportunità di crescita professionale a tutte le persone.

Gli stereotipi più diffusi riguardano:

  • la percezione dei ruoli femminili e maschili
  • la leadership associata principalmente agli uomini
  • la minore disponibilità delle donne per ruoli di responsabilità.

Per ridurre il divario salariale di genere, le aziende possono:

  • introdurre audit salariali
  • aumentare la trasparenza retributiva
  • promuovere politiche di carriera inclusive.

La parità di genere è uno dei pilastri della sostenibilità sociale e degli obiettivi ESG, perché promuove equità, inclusione e sviluppo sostenibile.

Attraverso:

  • formazione sulla diversità
  • programmi di sensibilizzazione
  • politiche aziendali inclusive

Il diversity management è l’insieme di politiche e pratiche aziendali finalizzate a valorizzare le differenze tra le persone, inclusa la parità di genere.

La parità di genere riguarda l’uguaglianza tra uomini e donne, mentre l’inclusione è un concetto più ampio che coinvolge tutte le diversità.

Team più diversificati dal punto di vista di genere favoriscono creatività, problemi solving e innovazione.

La parità di genere è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, in particolare l’Obiettivo 5 dedicato alla gender equality.

Attraverso:

  • report di sostenibilità
  • analisi dei dati HR
  • indicatori di diversità e inclusione
  • audit periodici sulle politiche aziendali.

La discriminazione di genere sul lavoro si verifica quando una persona riceve un trattamento meno favorevole rispetto ad altri lavoratori a causa del proprio genere, ad esempio in materia di assunzione, retribuzione, promozione o accesso alla formazione.

La discriminazione diretta avviene quando una persona viene trattata in modo sfavorevole esplicitamente a causa del genere.
La discriminazione indiretta, invece, si verifica quando una regola o pratica apparentemente neutra produce effetti svantaggiosi per un determinato genere.

In caso di discriminazione sul luogo di lavoro, è possibile:

  • segnalare la situazione ai responsabili HR o ai canali aziendali dedicati
  • documentare gli episodi e raccogliere eventuali prove
  • rivolgersi a rappresentanti sindacali o organismi competenti.

Sì. Molte organizzazioni prevedono canali di segnalazione riservati o anonimi per segnalare comportamenti discriminatori o molestie sul lavoro.

Le molestie di genere sono comportamenti indesiderati legati al genere di una persona che hanno lo scopo o l’effetto di violare la dignità della persona e creare un ambiente di lavoro intimidatorio, ostile o offensivo.

Le molestie possono includere commenti o comportamenti offensivi legati al genere.
Le molestie sessuali, invece, riguardano comportamenti indesiderati di natura sessuale, come avances inappropriate, richieste esplicite o contatti fisici non consensuali.

Sì. Un trattamento sfavorevole legato alla gravidanza o maternità può costituire una forma di discriminazione di genere, ad esempio se incide su carriera, salario o stabilità lavorativa.

Sì. Negare opportunità di promozione, formazione o sviluppo professionale sulla base del genere costituisce una possibile violazione dei principi di parità di genere.

Dopo una segnalazione, l’organizzazione può:

  • avviare verifiche interne
  • adottare misure correttive
  • attivare eventuali procedure disciplinari.

La responsabilità è condivisa tra:

  • azienda e management, che devono adottare politiche inclusive
  • funzione HR, che deve monitorare e intervenire sui casi segnalati
  • tutti i lavoratori, che devono contribuire a un ambiente rispettoso.

Sì. Le segnalazioni effettuate in buona fede devono essere protette da ritorsioni, come   trasferimenti punitivi, esclusione da opportunità o altri trattamenti sfavorevoli.

Per prevenire la discriminazione è importante:

  • promuovere formazione su diversità e inclusione
  • adottare codici di condotta aziendali
  • garantire processi di selezione e valutazione trasparenti.

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