Discriminazioni nel lavoro: nuovi orientamenti tra Cassazione e il diritto europeo
Il tema delle discriminazioni nel lavoro continua a evolversi sotto la spinta combinata della giurisprudenza nazionale ed europea. Le più recenti pronunce della Corte di Cassazione, insieme agli interventi della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, stanno contribuendo a ridefinire i confini della tutela antidiscriminatoria, ampliandone la portata e rendendola sempre più concreta ed effettiva.
Il rapporto tra lavoro precario e il diritto di precedenza nelle assunzioni
Un primo ambito di discriminazioni nel lavoro di particolare rilievo riguarda il rapporto tra lavoro precario e diritto di precedenza nelle assunzioni. Con l’Ordinanza n. 3488 dell’11 febbraio 2025, la Cassazione ha ribadito un principio fondamentale:
il diritto di precedenza non può essere svuotato di contenuto da comportamenti elusivi o ingiustificati del datore di lavoro.
In altre parole, il lavoratore che abbia maturato tale diritto deve essere effettivamente posto nelle condizioni di beneficiarne, senza che il datore possa opporre motivazioni generiche o non adeguatamente dimostrate per negare l’assunzione stabile. La pronuncia si inserisce in un orientamento volto a contrastare forme indirette di discriminazione nei confronti dei lavoratori precari.
Discriminazioni “alla rovescia”
Accanto a questo filone, si sta sviluppando il tema delle cosiddette “discriminazioni alla rovescia”, ossia quelle situazioni in cui il trattamento differenziato incide su soggetti appartenenti a categorie tradizionalmente non svantaggiate. La giurisprudenza più recente, anche alla luce della sentenza del 30 settembre 2025 della CEDU, sta cercando di individuare un equilibrio tra il principio di uguaglianza sostanziale e il divieto di introdurre disparità ingiustificate. In particolare, emergono profili rilevanti anche in ambito fiscale, dove alcune misure agevolative sono state oggetto di valutazione sotto il profilo della possibile discriminazione “invertita”.
Assenze per assistenza a familiari disabili
Un altro ambito ormai consolidato a tema discriminazioni nel lavoro riguarda le assenze per assistenza a familiari disabili, disciplinate dalla Legge 104/1992. La giurisprudenza ha chiarito che i permessi previsti dall’art. 33 non possono comportare effetti negativi sul piano economico o professionale. La Corte d’Appello di Torino, con la sentenza n. 205/2022, ha infatti affermato che
tali assenze devono essere equiparate alla presenza in servizio ai fini della maturazione di premi di risultato e indennità aziendali.
Penalizzare il lavoratore per l’esercizio di tali diritti integra infatti una forma di discriminazione indiretta.
Discriminazioni nel lavoro per convinzioni personali
Sul piano europeo, un contributo significativo sulle discriminazioni nel lavoroè arrivato dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia, in particolare con la sentenza del 15 luglio 2021 (cause C-804/18 e C-341/19, WABE e MH Müller Handel). In tali pronunce si affronta il tema della discriminazione basata sulle convinzioni personali, distinguendo tra opinioni politiche e convinzioni religiose o filosofiche. Solo queste ultime rientrano pienamente nell’ambito di tutela del diritto antidiscriminatorio europeo, contribuendo a delineare in modo più preciso i confini della protezione dei lavoratori.
Intercettare le discriminazioni indirette e strutturali tramite onere della prova
Nel loro insieme, queste decisioni confermano una tendenza chiara: il diritto antidiscriminatorio non si limita più a vietare trattamenti apertamente ingiusti, ma mira a intercettare anche le discriminazioni indirette o strutturali, che emergono da regole apparentemente neutre ma sostanzialmente squilibrate.
In questo contesto, assume un ruolo centrale anche il tema dell’onere della prova, costruito secondo un modello ormai consolidato. Il lavoratore deve allegare elementi idonei a far presumere la discriminazione nel lavoro, mentre spetta al datore di lavoro dimostrarne l’assenza o la legittimità. Questo meccanismo rende la tutela effettiva, evitando che resti solo teorica e difficilmente azionabile.
Se operi nel settore delle risorse umane, della consulenza del lavoro o della professione legale, questo è il momento di rivedere prassi interne e policy aziendali alla luce dei più recenti orientamenti giurisprudenziali.
Hai dubbi su un caso concreto o vuoi approfondire questi temi?
Contattaci per un confronto: analizzare correttamente il rischio discriminatorio oggi significa prevenire contenziosi domani.






Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!