Datore di lavoro e accesso alle e-mail dei dipendenti ed ex dipendenti: la Cassazione ribadisce il divieto
Il datore di lavoro può avere accesso alle e-mail dei dipendenti per finalità di controllo o di accertamento di illeciti? In molti lo credono ma ancora una volta la Cassazione è intervenuta per fare chiarezza in materia.
La Suprema Corte, infatti, è tornata a pronunciarsi su un tema delicato e di stretta attualità: l’accesso da parte del datore di lavoro alle e-mail dei propri dipendenti o ex dipendenti. Un comportamento che, anche se motivato da finalità di controllo o accertamento di illeciti, rischia di violare norme costituzionali, europee e penali.
L’utilizzo di strumenti digitali, e in particolare della posta elettronica, è oggi parte integrante dell’attività lavorativa quotidiana. Proprio per questo motivo, il trattamento dei dati personali e la gestione della corrispondenza digitale dei lavoratori sono oggetto di costante attenzione da parte della giurisprudenza e del Garante per la Privacy.
Nella recente sentenza n. 24204 del 29 agosto 2025, la Corte di Cassazione – Sezione Lavoro ha confermato che l’accesso del datore di lavoro alla casella e-mail di un ex dipendente, anche quando questa è stata utilizzata su server aziendale, può costituire una violazione della segretezza della corrispondenza tutelata dall’art. 15 della Costituzione e dall’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Il caso: e-mail utilizzate per dimostrare concorrenza sleale
Il caso esaminato dalla Corte riguarda una società che aveva utilizzato messaggi e-mail di ex dipendenti – provenienti da account privati ma transitati sul server aziendale – per contestare comportamenti illeciti come atti di concorrenza sleale e violazioni dei doveri di diligenza e fedeltà.
La difesa dell’azienda sosteneva che i messaggi non fossero “privati” poiché conservati sul server aziendale e accessibili, e che il loro utilizzo fosse giustificato dall’intento di tutelarsi da condotte scorrette.
La Cassazione, tuttavia, ha chiarito che:
- anche le comunicazioni e-mail veicolate tramite strumenti aziendali rientrano nella sfera della vita privata del lavoratore;
- l’accesso a tali dati è illegittimo se effettuato senza:
- una chiara informativa ex art. 13 GDPR,
- il rispetto delle procedure sindacali o delle autorizzazioni ispettive previste dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori;
- e, soprattutto, senza un bilanciamento concreto tra il diritto al controllo del datore e i diritti fondamentali del lavoratore.
Profili di illiceità: privacy, controllo e reati
La sentenza richiama anche profili penali potenzialmente applicabili:
- la violazione di corrispondenza (art. 616 c.p.),
- e l’accesso abusivo a sistema informatico (art. 615-ter c.p.),nel caso in cui il datore entri in una casella e-mail protetta da password senza autorizzazione.
Importante notare che il controllo non è lecito neppure dopo la cessazione del rapporto di lavoro, se manca il rispetto della normativa.
Cosa devono fare le aziende?
Questa nuova pronuncia conferma quanto già espresso da Garante e Cassazione in passato: il controllo sugli strumenti digitali usati dai lavoratori deve essere regolato in modo preciso, attraverso policy interne che rispettino tanto la normativa giuslavoristica quanto quella sulla privacy.
È fondamentale per le imprese adottare:
- regolamenti chiari sull’uso di e-mail e dispositivi aziendali;
- procedure trasparenti di controllo;
- un approccio che rispetti la dignità, la riservatezza e i diritti fondamentali del lavoratore, anche oltre il termine del rapporto di lavoro
Accesso alle e-mail dei dipendenti: conclusioni
Il messaggio della Cassazione è chiaro: anche in presenza di possibili condotte illecite, non tutto è lecito. Il rispetto della normativa sul lavoro e sulla privacy resta imprescindibile.
Il monitoraggio digitale può essere ammesso solo in presenza di garanzie reali, proporzionalità e trasparenza.
Le aziende devono quindi aggiornare i propri strumenti di compliance per evitare di incorrere in gravi responsabilità civili, amministrative e penali.
Per qualsiasi richiesta di informazioni più approfondite o richiesta di consulto, non esitare a contattare il nostro studio.





Hai toccato un tema molto delicato, spesso sottovalutato.
Molti datori di lavoro pensano che l’email aziendale sia “loro”, dimenticando che dietro ogni account c’è comunque una persona, con la propria sfera di riservatezza.
La tutela non riguarda solo il contenuto delle email, ma il diritto alla dignità e alla fiducia nel rapporto di lavoro.
Il confine tra controllo e invasione è sottile, ma segna la differenza tra un’organizzazione fondata sul rispetto e una basata sul sospetto.